Masio e la riscoperta di San Dalmazzo

Una significativa ricorrenza religiosa e storica è stata riscoperta a Masio nel 2006: dopo anni di silenzio il 5 dicembre è si celebrata la messa per la ricorrenza di San Dalmazzo, antico patrono del paese, al quale nei secoli successivi si è aggiunta S. Maria Maddalena. L’occasione è servita come spunto per alcune riflessioni sul santo del quale ricorre il prossimo anno un importante anniversario: 1100 anni della traslazione da Borgo San Dalmazzo a Quargnento.

Quest’iniziativa ha avuto un prologo ad ottobre quando Masio e la antica chiesa dedicata al santo sono stati oggetto della visita della Confraternita di San Dalmazzo in Lavagnola (Savona). L’occasione ha visto coinvolte la Parrocchia e l’Amministrazione Comunale nell’accogliere i pellegrini ed anche per un primo approfondimento sulla storia di San Dalmazzo.

Le confraternite, esistenti già prima dell’anno mille, si diffusero in Italia a partire dal 1260 come associazioni di laici i cui membri si impegnavano a mettere in pratica le parole del Vangelo; la Confraternita di San Dalmazzo, unica in Italia, è anteriore al 1300. Oltre a pratiche di carattere religioso, attualmente partecipa a manifestazioni culturali, mostre e pubblicazioni; in accordo con queste attività la Confraternita visita periodicamente le testimonianze storico-religiose più significative legate al santo. La Parrocchiale dei SS Maria e Dalmazzo a Masio, edificata in stile romanico-gotico tra il XIII e XIV secolo e rimaneggiata nel XIX secolo, mantiene lo stile architettonico originario, con un interno perfettamente conservato che rendono il monumento uno dei più significativi della Provincia.
San Dalmazzo viene descritto come un evangelizzatore itinerante sulle Alpi Marittime, attorno all’antica Pedona, l’odierna Borgo San Dalmazzo, con missioni in Provenza e nella pianura da Alba, a Milano e a Pavia, dove lo si vorrebbe vescovo e martire locale. La tradizione pone la data della sua morte al 5 dicembre 254.
Chiese a lui dedicate dal tardo medioevo sono presenti oltre che in Piemonte, Provenza e Liguria, anche in Lombardia, Emilia e Toscana.
La tradizione storiografica vuole che Audace, vescovo di Asti, abbia ordinato la traslazione delle spoglie del santo nel 907 per proteggerle dalle scorrerie dei Saraceni. Il viaggio, attraverso l’allora diocesi di Asti (che comprendeva anche il territorio alessandrino) fece tappa anche a Masio, presso il quale vi era il più importante attraversamento del Tanaro via traghetto.
A testimonianza dell’evento, oltre alla chiesa intitolata a San Dalmazzo, è conservata una reliquia del santo: un dito al quale è legata una singolare leggenda.

La leggenda del dito di San Dalmazzo

Un giorno, molto tempo fa, giunse a Masio un insolito corteo.
La gente osservava dai bordi delle strade i guerrieri armati di tutto punto e i monaci incolonnati che salmodiavano vecchie litanie in latino; curiosi di sapere dove andavano, e cosa stavano scortando.
Davanti a tutti avanzava il vescovo: un cavaliere dall’aspetto nobile, ornato delle insegne religiose.
Al centro della processione vi era un carro trainato da buoi, con un pesante sarcofago romano: conteneva il corpo di un santo, portato via da Pedona in fretta e furia, per sfuggire dalle terribili razzie di quel periodo.
Dopo di loro, venivano molte persone del popolo: alcuni seguivano il corteo fin dal primo giorno, desiderando di implorare una grazia, o chiedere perdono dei propri peccati.
Giunsero ai piedi del colle, su cui sorge Masio: la processione avrebbe dovuto attraversare il Tanaro, e proseguire fino a Quargnento, per mettere in salvo il sarcofago e il suo prezioso contenuto.
All’epoca il paese era conosciuto in tutti i dintorni per il traghetto che viaggiava da una sponda all’altra, trasportando viaggiatori e commercianti.
Una volta che si furono fermati, la folla intorno al carro cominciò ad aumentare: accorrevano uomini e donne, ragazzini vocianti attratti dall’aspetto insolito dei viaggiatori e curiosi di vedere il vescovo.
I “purtnè”, cioè gli uomini addetti al traghetto, non si decidevano però a far salire nessuno.
Non sapevano quale pedaggio chiedere: molti pellegrini non avrebbero potuto pagare, ma poiché era il paese ad assicurare quel trasporto insostituibile da una parte all’altra del fiume, pretendevano una ricompensa.
Discussero per molto tempo, senza che fosse presa una decisione.
Venendo a sapere che cosa trasportava il carro, però, qualcuno propose una soluzione alternativa. Accadeva a volte che il prezzo del pedaggio venisse pagato in natura, e così si decise di fare anche questa volta: si sarebbe lasciata a Masio una parte del corpo del santo, in cambio del trasporto di tutti i pellegrini.
Aprirono il sarcofago e staccarono un dito dalla mano, che venne affidato ai religiosi del posto perché la custodissero.
Così, mentre il vescovo e monaci cominciavano ad attraversare il fiume, tutta la gente che si era raccolta “a la Sgarnaton”, improvvisò una processione, per accompagnare la preziosa reliquia fin nella chiesa e tutti si ritrovarono per le vie del paese, festeggiando l’avvenimento straordinario di quel giorno.
Da allora San Dalmazzo prese sotto la sua protezione anche Masio.  

Tratto da "L’altro Patrono, Masio riscopre San Dalmazzo" - 2007 - a cura del Comune di Masio
Il volume è in distribuzione presso gli uffici comunali.